Ameo'e altrimenti

Le Domande di Bambù

Taccuino veronese

A Orsola da Stefania con affetto gigantesco, Erandoro e ancora

 

 Le miniature

( 12 luglio 2009 )                   

 

È la dimensione del cuore

che fugge dalla mano

e distende i battiti al sole

 

si può disegnare questo basilico

socchiuso profumo sul balcone

tra l’amore al vaso

e l’aria spalancata nella stanza

 

rifinire anche quella pesca

che non si vuole forza tra le altre, rubarne

l’attenzione sul piano della lavatrice

 

con l’impazienza del dove

scoprire i passi di ogni pensiero

che è stato qui e qui linea di fuga

 

aspetteremmo come sempre il tuo sorriso.

 

 

Piazza Erbe

(13 luglio 2009 )

 

Attraversi il suo corpo espiando i corpi

di chi segue o attorno resta

nel fluire  le rese alla Rengo

e Marangona

per quei muri, risoluti sgomberi del tempo

s’affacciano alla berlina

le arterie stive d’anni

dalla torre

quel curioso senso in fine, immerso

tra i banconi del mercato il vociare

 

esistenziale orma.

 

Tornano i prati di città a fiorire persi

le schiere umide ritorte negli sguardi.

E sole per le erbe.

 

 

Ponte Pietra

( 14 luglio 2009 )

 

Lo vedi

a metà fermiamo il vento

su queste pietre affamate

 

è la tua mano

che guida la sera del fiume

nelle schermaglie con i dubbi

e le sistemazioni oltre modo arruffate

del mio dire: come non ho visto nascere

la vita che assale e che mi porta in grembo

 

le acque del mio dire, già

come il mattino accanto all’amore

degli eventi stretti ai polsi e rotti stralci

 

rapide sotto il ponte che ci sfama.

 

 

Via Timavo

( 14 luglio 2009 )

 

Entra qui

la vocale che manca

al gioco del credersi

 

entro così

imbocco la strada

e so d’essere

sotto i tigli la luna spenta.

 

Sempreverde il sottinteso

dell’andare. Vorrei.

 

 

Punto luce

(15 luglio 2009 )

 

Si parte appesi a volte

e inspiegabili raggi d’arlecchino

 

le rincorse nelle parole

non dette, il cuore ristretto nei rombi

di rondini

e pure i colori s’insinuano

agli abbracci

 

come vederti sempre per la via

che ancora mi manca, mancarsi riveste

le stagioni delle parvenze odorose

 

Ma saprò lasciarti con amore, amica cara

gli inchini mascherati

come ciondoli in cammino.

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7 commenti

  1. oh siccome conosco erandoro tutta d’oro e il posto, siccome è un reportage davvero fatto con il cuore
    con quella mano ad
    attraversare”il suo corpo espiando i corpi”

    quella mano cantastorie e come le canti tu stefania

    poi anche faccio mio quel ciondolo di inchino (mascherato) come d’arlecchino
    un po’ triste ma con i “colori che si insinuano agli abbracci”

    ma soprattutto mi prendo la bellezza di questo distico:
    “del mio dire: come non ho visto nascere
    la vita che assale e che mi porta in grembo”

    un abbraccio ad entrambe e a tutte le donne
    (e anche all’unico masculo-o non c’era? o se c’era dormiva? :-))
    ciao

  2. adorabile amica
    prima o poi riuniremo la compagnia più stupenda che c’è
    ti abbraccio
    stefe

    p.s.
    cielo ho gente a cena e sto cuncinando da stamattinaaaaaaa

  3. Forse non era ricerca d’identità
    il continuo rotolare sul ripiano
    era soltanto attesa
    che la mano gentile cambiasse
    verso biancori d’avorio
    per affondi zuccherini di polpa
    generosa offerta per labbra
    avide di dolcezze
    e poter dire :
    senti come sono buona.

    Ciao bellezza, grazie per il magnifico reportage,
    mi è sembrato d’essere lì con voi.
    Un bacione ad entrambe
    frantzisca

  4. utente anonimo

    Alora, t’èla piasuda Verona?
    Eheheh
    Dracht

  5. Un taccuino prezioso come un piccolo cuore Swarovski, come un quadro di Mirò che annusa le mezze maniche alla ricotta, come una passeggiata ascoltando l’Adige.

    Accidenti a te Ameo’e, che meraviglioso cavallo pazzo sei.

    Grazieeeeee, è bellissimo.

    o.

  6. più che un viaggio (o forse involontariamente) un ragionamento, nel senso che la prima trova una dimensione minimale e scopre l’attesa, la seconda smarrisce la f’orma immergendosi nel fluire.
    la terza è un ragionamento a ponte pietra (miliare) tra le prime due (una presa di coscienza: “è la tua mano che guida il fiume” dei pensieri in viaggio).
    e nella quarta, per l’appunto, il fiume ti(a)mavo, prende corpo e getta la maschera unendosi col suo “vorrei”, al gioco condizionale dell’aspetteremmo.
    la quinta sviluppa una prospettiva di distacco (a volte architettoniche sottintese) che come in un disegno tecnico ridefinisce le parole, tracciando le linee di fuga dei pensieri, passo passo, chiudendo il cerchio con la prima.
    “rombi di rondini” poi, merita nota a sé, per la sinestesia geometrico-uditiva, davvero supersonica.
    come pure, bello l’e-spiando i corpi di chi segue.

  7. Erano due i masculi… ma noi eravamo in cinque di cui una munita di ciuccio…

    colpitissima dai tuoi versi Stefania, soprattutto da quelli che anche Marg ha sottolineato

    Ti abbraccio forte… bello bello quello che scrivi, tanto.

    ciao, smack

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