Ameo'e altrimenti

Le Domande di Bambù

Il mio tesoro

Da tanto

e sono la mia terra

flessa sulle ginocchia

la stanchezza con cura dei gigli

supini nel sentire dei venti

 

come sono per te

di mai d’avere e inchinati a mani aperte

i nostri giorni antichi

di nuovo ingenui, alle prime labbra.

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6 commenti

  1. utente anonimo

    E’ l’amore una pianta, di fiori e frutti avvolta, d’acque assetata e palpiti perenni, solo nutrimento di tanto miracolo. Si cacci la paura, unico veleno alla lux vitae.

    Dracht

  2. Mia(o)

  3. sento che “questo tesoro” “di mai d’avere”, così racchiuso (in questo senso leggo gli aggettivi a ripiegamento: “flessa, supini, inginocchiati, pure se i giorni “antichi” sono a mani aperte), eppure capace di essere “alle prime labbra”, di essere di nuovo, credo condiviso (una gioia è doppia se condivisa), di essere di nuovo terra
    promessa o anche solo vita (al di là della stanchezza, e dei gigli, del candido spianato nel vento).

    una poesia molto lirica stefe.

    e adesso ti faccio sorridere (spero, ne ho bisogno io eh, non te)
    leggendo il titolo mi è venuto in mente gollum de il signore degli anelli, hai presente a strascicare il mio tesssssoro
    (o forse era anche il servitore serpe nel cartone di robin hood)
    e stefe robin che lo distribuisce in versi

    ciao!

  4. utente anonimo

    No, ll servitore serpe nella versione italiana era Sir Biss…

    Dracht

  5. venti ed eventi da subire, restando radicata alla propria terra (che custodisce il tesoro).
    quasi un rimescolare gli elementi, quindi, con l’io punto di *flesso* e di contatto tra “aria” e “terra”.
    questa l’immagine tangente che mi cullo (sulle ginocchia).
    e nel contempo, seppure la certezza d’avere in cambio solo “mai”, inchini (o forse *incrini*) tutte le circonlocuzioni o i gigli di parole (stanchezza), il cortocircuito di tempo nel finale restituisce linfa vitale “in genui” alle labbra (ovvero alle ginocchia delle labbra, testé inchinate).
    e ad immancabile contorno, bella la contiguità di “antichi” e “nuovo”

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