Ameo'e altrimenti

Le Domande di Bambù

Notturno angolare

La guancia posa su pietra
il profilo che la notte pesa
su di noi
grammi di sonno inerme

eppure vorrei guardarti in vicinanza
come quella luna gialla
dal bosco di un cielo impaurito
di silenzio
di mancanza d’aria
la morte apparente d’una vita docile
in guerra con l’universo ostinato

tra l’illusione delle stelle
e la sensazione che protegge l’amore
dall’equivoco del risveglio.

Niobe, the perfect acrobat

Shaman’s insight into human raindrops/Visione dello sciamano agli uomini tristi

Shaman’s insight into human raindrops

Words keep their watering
wanderings warm
wonders of an errant cycle
can’t you be weeping
through cloudiness
the millennium eyes
the borderline thought of flipping floods
-tiring awareness

airy
what earthly in fire
likely a rest for the body, mind
don’t lie

when
the
drop
is
inside
-insight-
the meaning is outside
-sole right to rain.

Visone dello sciamano agli uomini tristi

 Le parole distano dal freddo
girovagando acquaiole
stupori d’un ciclo infedele
non riesci a piangere
forse
per le fitte
fitte nuvole
e gli occhi millenari, il confine dubbio
sponda di rovesci
rideste fiumane faticose

aereo
quel che brucia di terra
verosimile
legge
la tregua al corpo, ma sorveglia
non mentire

quando
la
goccia
è
dentro
-sguardo-
il significato è fuori
-unico bene alla pioggia.


Butterflying/Sfarfallio

Butterflying

Then I was born
to flying now.
A flight might be a bee
once I thought
looking by a gaze into a striped
sun, strangely black
and yellow
indeed
curiously enough
it was the scream
of honey flaps, close to seize
even more bitter dark of bites

but …

sure I had to move
a different coloring beat
another majestic blueness
lightly
lightness from a shining
pupil of view
inside the stinging life
– thus I realized a butterflying beauty
not for long
who dares too much.

Sfarfallio

A quel tempo fu luce per me
perché volassi ora.
Un volo poteva essere ape
pensavo
guardando di fisso nel sole
a strisce, così stranamente
d’un nero e giallo
sì esattamente così
abbastanza curioso
era un grido smielato
frullava
sbatteva tra morsi
i più amari del buio

ma …

di certo dovevo pur smuovere
un diverso ritmo di colore
dell’altro un maestoso azzurro
leggerezza
splendore
dalla pupilla che duole
d’una vita pungente

– e allora ho compreso di buono
e compiuto il bel modo, lo sfarfallio
anche se farfalla per poco
breve tempo a chi osa tanto.

Ninnive dei gatti

Pensano: risveglio delle vibrisse a Ninnive, la città
dei gatti non che esista ma esiste
nell’opulento vigilare di una qualche saggezza
individuale

ossia individuare correttamente: dove posiamo le regalità
del sottozampe oggi che l’oggi è scintillante
oscurità che tiene insieme mortali e immortali
nei gusci marini dei palazzi
e le case, le nostre case in balìa del nuovo mare
bianco
bianco
bianco, naso all’erta. Qui si confondono le acque
e gli uomini sembrano felici

ovvero attendere il passaggio: dal freddo al gelo
le nostre vite nella neve sono ninnoli di Ninnive

malagrazia: e guardatela assumere il giorno
poi la sera
a servizio del sorriso o malefico miagolio sui tetti
stretta piccola bugia.

crazydiamond

crazydiamond

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L’infiorata di San Luigi Gonzaga

infiorata
Un’ inquadratura fortuita, tra i sampietrini
il resto alto dei muri
fin su  – mattoni fornace d’evo medio –
fin su la strettoia del cielo:
le mani dal tascapane scelgono petali e semi
anche soltanto per caso gli uni o gli altri
 
piccole mani, quasi un sogno di fiori
la strada nei confini di gesso
 
come parole puntigliose spiegazzate al vento fermo
le ho ascoltate
pensando al silenzio delle figlie dilette
andate scalze chissà per dove, un buio
un campo d’iride o la gola roca che inghiotte.
 
La notte d’estate accorcia le distanze
la via del Casalino chiude il mondo intero
apre ai passanti le speranze sorridenti
 
ma non dice nulla
la bambina che lavora con lena
– sarà fatto–  ricordo che l’ho colto
in quell’attimo scarlatto sulle sue labbra.

sarà_fatto

L’uomo che amava di gran lena i passi d’erba finché non raggiunse il mare

A passi pochi passi il confine prezioso
con le terre d’ocra  
ripeteva
ripeteva
così sporgi prima che sia il giorno
un altro ( eppure lo stesso tempo
fonde fuoco e oro)
 
tra i fili d’erba ti ho cercato
dal pensiero esile alla curva vivace
nel tragitto dove l’amore
non trova le giuste parole
se è giusto coglierne il silenzio
alle radici
per l’unico seme in germoglio
 
s’accende il dirupo ( non vedi, al mare ritorna  
il cardine del suo pianto abbandonato )

a dismisura s’apre.

***********************************************mare e zolfo (voodoo)

Camera con vista su approdo naturale

Angelina furiosa, becca ribecca
rimbocca
inimmaginabile e tormenta. Mi assale
Icaro alle onde e sponda alla bocca
un trafiletto da giornale riporta:
buon tempo ora – accorre la folla a guardare.
 
Sciocchezze, l'inferno non scende
a compromessi
 
vira d’impianto nel gorgo
 
dopo tutto, il niente arde per solitudine
celestiale
mal rotondo e mal ritorto. Da diporto
questa baia e Dover.
 
Angelina assorta
crede
nel tutto esaurito: man bassa alla vita
e di spalle la spunta di ali.
                                                         * * *

Otrel, autore illustrissimo del dipinto 🙂

otrel   

Trittico: scomposizione per minutezze e sfumature castagno

L’inizio di ogni stagione
 
E fino ad allora l’ineleganza della verità
soltanto un ricordo
mai visto: mio padre
in braccio mi solleva, forse mi dice cose
o niente da dire. La verità è nella vita che
mal sopportiamo se non per l’abbraccio
di chi – senza sapere –
accorti alle sponde dei rami verdi ancora.
 
L’interludio
Si estingue l’armonia delle fronde
nel trambusto, ostinato andirivieni
sole e sole
la luce che sole
avrei arginato un mare di isole e mari d’amore
ma le castagne hanno un’altra stagione.
Un padre è la metà del mondo
a chi appartiene la fine del rischio: si vive
e d’un riccio soltanto è tutto il bosco
orfano.
 
Tutti vanno nel senso del temporale
 
E infine non era poi vero, non credi?
Al sorriso equivale il sole
al sole non equivale la certezza d’un buon raccolto.
Ma c’è di più: l’unico ricordo mai visto
vince il buio dell’inverno, stretto
spinoso
fulmineo.